martedì, 07 luglio 2009
07/07/2009
 
Vorrei urlare…sorrido!

Stamattina m’ha svegliato il trillo del telefono, era quell’antipatico del signor T. che da anni mi perseguita per venire a controllare i filtri del mio aspirapolvere L…
Non ne posso più perciò gli ho consentito di venirmi a trovare.
Dicevo, il trillo del telefono m’ha svegliata…dall’incubo che mi faceva vomitare; ero scombussolata nel sogno e vomitavo,stavo quindi cominciando a preoccuparmi seriamente quando mi sono svegliata; stavo anche nella realtà scombussolata e così mi sono alzata per cercare di capire… dopo un po’ ho visto che stavo meglio, quindi ho dedotto fosse solo l’effetto del brutto sogno.
Mi sono alzata ed ho cominciato a fare qualcosa. Poco dopo è arrivato il signor T. che è l’addetto
all’assistenza dell’azienda L.aspirapolvere. Io ho l’aspirapolvere L. da anni e l’ho usato poco perché è molto pesante da trascinare e siccome non ho la forza di trascinare me, figuriamoci esso!
Dunque il signor T. ed il suo assistente (sì, avete capito, c’era anche un assistente per l’assistente!)
entrano, convinti forse d’aver fatto un affare, avevano certamente pensato: “Oh, finalmente la signora R. s’è convinta a cambiare i filtri dell’aspirapolvere, per la nostra gioia”!
In realtà io avevo accondisceso per la mia gioia, sì quella di sconfiggere finalmente il signor T. con un rifiuto a viva voce oltreché di presenza, visto che al telefono non si arrendeva mai!
Dicevo, l’assistente del signor T. m’ha spiegato che i filtri sono consumati ed anche il perché…
io che me lo aspettavo lo ascoltavo attentamente per poi poter dire la mia, e cioè che li avevo fatti venire per togliermeli finalmente dalle scatole! Molto carinamente, dopo che il signor assistente dell’assistente ha esposto il suo caso, io gli ho detto chiaro e tondo che piuttosto che cambiare i filtri, avrei buttato l’ aspirapolvere L., e loro due, quasi scandalizzati mi hanno detto che l’aspirapolvere L..è ottimo e che non è proprio il caso, ed io ho contro risposto che non me ne frega nulla e che non sono disposta a spendere più un centesimo per nessuna diavoleria di elettrodomestico che invece d’aiutarmi mi sdirrubba (come dire che mi fa cadere! Cioè è talmente pesante che io mi rompo le ossa!) e che volentieri avrei buttato anche dell’altro man mano che appena appena m’avrebbe dato problema; ormai sono vecchia e le diavolerie elettriche mi sdirrubbano appunto! Meglio tornare alla scopa antica e al fornello antico (cioè pensando anche al forno microonde che non “microndeggia” affatto bene!) Essi loro due entrambi hanno provato ancora a convincermi che i filtri rovinati stanno per bruciare il motore (che al momento è ancora buono!) e così me li sono quasi mangiati vivi! Li ho guardati in cagnesco e ho detto: “Signori, io ho una figlia grande, disoccupata, sapete, una di quelle creature che da oggi in poi non potranno mai mantenersi se continua così…perciò sapete, sono arraggiata…arraggiata! Capite dunque!”
Mi hanno guardata, mi hanno salutata e finalmente li ho avuti fuori dalla mia vita (vorrei poter dire qualcos’altro ma la mia educazione signorile m’impedisce di farlo!).
Dunque, sono andati via i signori T. ed assistente…ma eccomi alle prese con la mia cara mammetta ottantaseienne e mezzo(!) che non sta mai zitta e mi dà il fuoco sotto…
Stendo un velo pietoso sulla discussione con lei, e già mi sento malissimo (anche lei, e cambia stanza, non senza avermi ripagata con le graziose minacce di cento volte al giorno), ecco che capisco il sogno anzi l’incubo! Sono scombussolata e mi spiego adesso il perché…
Ricevo una telefonata, la seconda della mattina; stavolta è una cara Amica che mi solleva dalla tristezza, mi dice che la lettura del racconto che le ho donato le ha fatto passare una bella mattinata…s’è emozionata nel leggere quell’esplosione di sentimenti…ci siamo quindi ripromesse di donarci ancora tante cose belle vicendevolmente.
Cucino tristemente un po’ di riso in insalata…mi sento comunque abbacchiata, ormai la giornata è irrimediabilmente compromessa a causa della discussione spiacevole con la mamma.
Vorrei infine andare a riposare, ma mi fa dovere fare una doccia prima, poiché senza pulizia si riposa male…compio quest’ulteriore fatica e infine mi stendo a letto…
Esco alle 16.00, ho una lezione di ballo…sotto il sole ad aspettare prima un mezzo pubblico poi un secondo…non c’è nessuno alla fermata della grande piazza…è un sogno? Di solito pullula di gente affannata e sudata, arrabbiata per l’attesa e…oggi nessuno! Mi siedo sulla panchina che sta sotto la pensilina d’attesa, a dire il vero c’è soltanto un uomo, e adesso siamo in due, dove di solito ci sta un oceano di persone; mi siedo perché ovviamente la panchina è libera ed io ho dolori diffusi, come sempre. Attendo, siedono altre persone, fanciulline, stanche di mare…la piazza si popola come m’aspettavo ed era ora! Passano degli autobus, tanti a dire il vero, ma non quello che serve a me,
arriva un personaggio, strano,dice: “Fatemi sedere fatemi sedere”! Le fanciulline, distratte dalla conversazione non si muovono di un millimetro, mentre io scatto e vado direttamente sull’orlo del marciapiedi…gente che va gente che viene, si popola il marciapiedi ed io a momenti vengo scaraventata sotto gli autobus che fermano lì, ma non per me! Arriva finalmente il mio, sono stanca e vado verso di esso ma l’autista mi ferma molto carinamente con un gesto per fermi capire che devo aspettare lì dove sono, che dove sto andando è un metro più indietro e non si può fermare, o per meglio dire non può aprire le porte, poiché è già fermo se c’è un altro mezzo avanti a lui…torno indietro e lo ringrazio della gentilezza, mi dice che è per noi utenti, per sicurezza ecc ecc…(so benissimo che spesso non funziona così, ma tant’è…a che serve?). Arrivo a destinazione, suono il campanello, l’Amica maestra di ballo è lì in casa, ma dice che non può ricevermi prima delle 17.30, è appena arrivata e sta…perciò suggerisce di farmi una passeggiata in piazza: “Torna fra quindici minuti”. Rispondo: “Ok, no problem”.
Sono le 17.20, giro i tacchi, sono stanca e vorrei urlare, ho passato il pomeriggio sotto il sole, e non sono una ragazzina, ho famiglia numerosa sulle spalle e responsabilità senza fine…danzare mi serve a scaricare la tensione, e l’Amica abita distante…ahimè, se non fossi così oberata di tanto peso ( a parte l’aspirapolvere L. di ottima marca ma pesante come le mie spalle!)…sarei andata via, sarei tornata a casa, e l’avrei volentieri lasciata lì…ma avevo un impegno ed io faccio sempre onore ai miei impegni, piccoli o grandi che siano; ma giuro che prima o poi comincerò a fingermi strana (sono comunque sulla buona strada) e lascerò che sia io lasciva, finalmente!
Decido di non piangere e m’incammino come fuscello sbattuto dal vento impetuoso, decido di tornare non alle 17.35 come lei m’ha chiesto bensì alle 18.00, stavolta avrei fatto di testa mia.
M’avvio, faccio chilometri sotto il sole, alla fine mi concedo un gelato e mi siedo ad un tavolino, me la prendo comoda,qui c’è qualche albero che concede un po’ di tregua; prima ho incontrato il figlio dell’Amica, gli ho sorriso candida e gli ho detto: “Ciao, vado in un posto, poi arrivo”.
Ritorno quindi, con le mani appiccicose, odio l’appiccicume del gelato sulle mani e sul viso, non ho neppure uno specchietto (di solito ce l’ho, ma oggi è giornata così) per guardarmi se ho qualche sbaffo di cioccolato fuori dalla bocca…mi guardo nei vetri di strada, bui e polverosi, non vedo un bel niente, allora mi passo le mani e guardo la gente per notare se ho il viso sporco; nulla, non so…e le mani mi s’appiccicano di più…sono nervosa naturalmente, ma più che altro avvilita, ma più che altro infelice…e non posso urlare. Mi sorprendo ad annusare fiori sporgenti dalle cancellate delle case che danno sulla strada, nessun profumo, sembrano gelsomini invece no…mi sento matta, certo è che lo diventerò, ormai i sintomi sono parecchi. Cammino a testa bassa come da tempo non facevo…ma questa è un’altra storia, mi sento …non posso dirlo; non guardo nessuno e non m’interessa niente…oggi va così.
L’orologio segna infine due minuti alle 18.00, me ne infischio e suono; sono distrutta e ho già deciso molte cose per il mio immediato futuro; accordo un sorriso splendido ed entro; l’amica mi cercava già al cellulare, ma questo, silenzioso senza attesa di nessuno, stava nella borsa e non lo sentivo e non m’importava. Mi sforzo di ballare, non ne ho voglia ma lei non deve saperlo, piuttosto mi prendo i rimbrotti, le dico che non ho studiato…
Vado via infine, riprendo un autobus poi un altro…c’è una frotta di ragazzini poco educati ed urlanti che avrei volentieri schiaffeggiato per lo schiamazzo infernale…ma sopporto, pensando che non sono figli miei per fortuna.
Lungo il tragitto in autobus, noto sotto la panchina d’una fermata un paio di scarpe, sembrano nuove a quella distanza, sono mocassini neri da uomo, penso che forse il suo proprietario s’è liquefatto nell’attesa…penso ad un fantasma…e sono così stanca che rifarei il tragitto all’inverso e come un passo di danza tornerei al punto di partenza (quale partenza…?) e non tornerei a casa. Ma come già tante altre volte, sono tornata a casa…che altro potrei fare? Non ho dove andare e non posso…un altro splendido sorriso e saluto la famiglia (che voglia di piangere che ho) mi siedo a tavola e mangio (ma perché se non ho fame?) mangio e…
il resto è come al solito, la mia giornata finisce ma non finisce il tormento, la stanchezza, la sensazione che…insomma…domani sarà un altro giorno…
Dimenticavo di dire che mentre stavo dall’Amica, c’erano altre amiche, parlavano d’alcune cose, una delle quali m’ha procurato piccola delusione, ma anche qui ho finto di nulla, in fondo so che la vita è illusoria e dove la trovi una persona precisa e puntuale come me?
Dimenticavo anche un’altra cosa,io non ho mai negato ospitalità a nessuno che sia venuto a trovarmi fuori orario, ma ho deciso che anch’io diverrò fiscalista con chi lo merita, da ora in poi!
Scusate lo sfogo, oggi va così, e così è se mi pare!
io sulla nuvola grigia
 
 
 
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martedì, 23 giugno 2009
Vieni…

Fra le tue mani metto il mio amore
alle mie consegni il tuo amore,
un amore cosciente
fatto di tutto fatto di niente.
Perché non sei qui
a carezzarmi
con le tue mani al posto delle mie?
Perché non sfiori il mio seno
che ti fa impazzire?
Dove sei
chiedo muta…
cosa fai…
ma non voglio saperlo.
Vieni a toccarmi
vieni a piegarmi
vieni ad amarmi
con tutto l’ardore ch’è in te…
lo sento, sento il fuoco avvicinarsi
di sicuro pensi a me
e come potrebbe essere diversamente?
Le tue dita ora stanno disegnando
voli leggeri sul mio ventre…
la tua bocca sta spandendo
baci sulla pelle tutta,
la tua voce scioglie
effluvio di passione
intensamente vissuta.
L’estasi è regina del momento,
m’invita a piegarmi
alle dolci promesse.
L’ascolto, la faccio mia
mi perdo in essa per sempre.
 
(Cetti Ramondino 23/06/2009)
amami


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domenica, 21 giugno 2009
Oblio
 
 
Mentre aspetto di obliare la fatica quotidiana, penso all’azzurro del cielo contaminato da lunghe e sfibranti ossessioni terrene; per esorcizzare questo pensiero, tendo le mani per afferrare un lembo di quel cielo, quello che ancora intatto e profondamente azzurro, aspetta d’accogliere le nostre anime; immagino un pezzetto di paradiso e cori d’angeli sul percorso che ci porterà l’uno fra le braccia dell’altro. Sogno ad occhi aperti , il sonno ta8831ba5fcae0e354a32a6d21b67467ffrda e costruisco sentieri d’amore per noi, che possono condurci là dove ambisce il nostro amore, adesso reso impossibile dalla condizione umana che ci tiene relegati ad un ruolo che non ci riconosce come aventi diritto ad un po’ di felicità. Mentre arriva l’oblio, le mie labbra accennano un sorriso, quel sorriso che tanto t’ha incantato, ma che è stato stroncato dalle umane insofferenze, il sorriso che per un attimo mi farà dimenticare quello che il nuovo giorno inevitabilmente mi porterà, e immagino te che ancora una volta incantato, mi sfiorerai il viso, le labbra e poi ti porterai la mano sul cuore come a voler trattenere in eterno il mio e tuo desiderio.
 
 
27/12/2007
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domenica, 14 giugno 2009
Primavera d'amore.

Se primavera avanza, cosa possiamo dire del cuore che fa bum bum...è un ritmo incalzante, furioso eppur dolce...l'anima gli fa coro, e gli occhi luccicano di nuova luce. L'inverno appena finito, seppur gelido, m'ha regalato fiori e profumi...ma la primavera incombe e l'ansia d'arrivare è estenuante, ma di passione. Poesia d'amore porta l'amore, stelle brillano ancor più numerose, e tutta l'aria è frizzante di colori. M'immergo nell'immenso e vado...non so se torno...
(26/03/2009)
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mercoledì, 06 maggio 2009
Può un fiore rinunciare
al suo profumo e ai suoi colori,
l’acqua alla sua trasparenza,
la luce alla sua brillantezza,
il vento alla forza che naturalmente lo scuote,
il sole al calore prezioso che dona,
la luna ai suoi raggi
dal potere rischiarante nella notte?
Posso io rinunciare a te
che tutto questo sei per me?
Sarebbe come rinunciare
all’acqua, al fuoco, alla terra, all’aria
gli elementi indispensabili alla vita…
non voglio rinunciare,
voglio vivere questo sentimento,
fiore che dà profumo e colore
alla mia esistenza,
acqua alla mia anima assetata d’amore,
luce che illumina le mie albe scure,
vento che scuote la mia passione,
sole che scalda i miei giorni tristi,
luna che mi guida
a sognare un futuro più gioioso…
tutto questo sei tu…
un sogno e nulla più.
Magnolia_grandiflora
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sabato, 21 marzo 2009

Senza titolo (non ne ha bisogno)
***
(21/03/2009)
 
Agli albori del tempo, Natura si disse : “Esisto da tanto, mi annoio, mi sento sola, vediamo,
potrei creare qualcosa che possa tenermi compagnia, qualcosa che possa frusciare, o strisciare,
o riflettermi la luce del sole, o cantare, o mormorare, o piangere….

Decise così di “alleggerire” l’immobilità” nella quale perennemente stava; vero che era
bella, verde e rigogliosa, ma le mancava quell’input al respiro, a volte la mattina s’annoiava
e non voleva cominciare a vivere, ma in realtà cos’era “vivere” ? Forse troppo calore
d’estate (il sole non aveva che quelle montagne per scaricare tutto il suo ardore!)
e l’inverno gelava su di esse tutto il suo candore; il tutto restava immoto e a volte
Natura si chiedeva il perché del suo esistere e s’annoiava; il “pensiero” più truce era:
“Non posso nemmeno aspettare di morire, non morirò mai finché non esisterà qualcosa
capace di “distruggermi” ed io da sola non lo potrò mai fare! Ahimè, vivrò in eterno senza la
consolazione di poter affidare il mio tormento sotterraneo ad alcuna cosa, ed alcuna
cosa mi darà mai il piacere d’una responsabilità ; alcuna cosa mai intaccherà la mia possanza,
né tanto meno potrà mai violarmi; la mia vita è inutile, senza contare che le mie montagne,
se alcuna cosa le intacca non avranno mai il piacere di staccarsi, sciogliersi, sbriciolarsi
ed operare quindi alcunché di danno ad alcuna cosa; sono immote e tristi; grigie e marroni
come sono, oscurano l’apparente verzura degli immoti campi intorno; così non si può
tirare avanti!”

Dopo millenni di “riflessioni”, a dire il vero un po’ stantie ( in fondo niente e nessuno le
aveva mai insegnato a sviluppare il suo “intelletto” perciò era parecchio ignorante!), era riuscita
a sviluppare solo il senso di Noia, amareggiato ancor di più dall’impossibilità di “sbadigliare”;
non aveva mai mangiato alcunché né digerito; tutto insomma le rimaneva “naturalmente”
nello stomaco.

Era arrivata al parossismo; fuoco eccessivo le si era insinuato dentro; gelo invasivo aveva
trovato posto nelle viscere; fuoco e gelo erano talmente scontrosi da ribellarsi in un moto
continuo, seppur non apparente; nessun movimento infatti si era mai notato; e s’annoiava,
s’annoiava, s’annoiava…

Un dì si disse: “Che scema sono stata fino adesso, ho dormito tanto e sono stata presa da
pigrizia, perché invece oggi non provo a fare qualcosa di costruttivo per passare il tempo?
Devo assolutamente “industriarmi”.

Ehhh, si sa! che nessun elemento nell’Universo è mai felice! Tutto vuole tutto, e Natura non s’avvedeva che stava bene ed ogni cosa era al suo posto ed Essa regnava sovrana eterna ed incontrastata…ma…

…emise con grande fatica (era disabituata!) un respiro d’insofferenza e…s’avvide che
gli alberi intorno muovevano i rami, ed ebbe stupore, e pensò: “Ehi, sono riuscita a
muovere qualcosa, che succede dunque”?
Nel dirsi questo, emetteva intanto una certa ventosità, e gli alberi, grandi oppur piccini
muovevano le fronde come ad implorare: “Ancora, ancora, ancoraaa”!
Natura, stupita prima e contenta poi, si disse: “Ehi, ma qui tutto muove, è tutto un sospirare”.
Le parve di udire: “Dacci qualcosa che svolazzi e canti melodie fra i nostri poveri e
stecchiti rami, dacci linfa e fa’ che possiamo essere casa per creature sconosciute ancora”!
Natura chiuse gli occhi, credeva di “sognare” ed emise un fischio senza però rendersi
conto; fu allora che tutto ciò che c’era attorno si mise a frusciare; e continuava a fischiare
e sventolare, stavolta si stava mitigando il grande calore, il Sole infatti stava ancora lì ma
era stemperato da elementi ancora oscuri alla “mente” di Natura; era forse inconsapevole
di quella forza immane che da Essa sprigionava, e continuava, continuava.
Aveva chiuso gli occhi, ma ora li riapriva e s’avvedeva della “magia” operata!
Intorno s’era animata ogni cosa: dalle montagne scendevano rivoli d’acqua che raggiungeva
il terreno, ed il verde finora piuttosto scialbo (ma Natura pensava fosse acceso!) si
rivestiva d’un colore infinitamente bello; cominciavano a muoversi i fili d’erba ed i rami
degli alberi, e s’udiva un sussurrio tra le fronde, ed un gorgoglio sull’acqua; ed i fiori
spuntavano tra un rivo e l’altro; e frutti sugli alberi; e stupore faceva esclamare:
“Oh ohh ohhh ohhhh…qual goduria per me, e per me, e per me” tutto intorno pareva
svegliarsi da lungo letargo (oggi diremmo “depressione” ma allora questa non si sapeva
cosa fosse!) e l’acqua saliva e scendeva ed incontrava altra acqua, ed il mormorio rallegrava
Natura; e gli alberi sgranavano gli occhi ed allargavano le fronde tendendole al cielo,
e quasi piangevano per l’emozione, ma forse era l’effetto dell’acqua che cantava
e danzava ed al suono dell’armonia crescente s’alzava fino a raggiungere le alte
fronde alberose e le alte vette montuose, che adesso scintillavano di nuova luce…
Ecco! La luce che Natura desiderava avere riflessa, e chi ci aveva mai pensato!
E fu così che si mise a meditare: “Mi pare manchi qualcosa…è tutto così bello, ma t’immagini
(diceva a sé stessa) come sarebbe ogni giorno della mia vita a sentire: glu glu glu e fru fru fru
e scii scii scii…oggi mi par bello, ma domani potrebbe annoiarmi, oh my God! Noooo…
quasi torno “in natura” oppure posso escogitare una strategia volta a distrarmi dalla
monotonia che il glu glu glu ed il fru fru fru e lo scii scii scii inevitabilmente mi
procurerà…oh my God quant’è difficile”!

Medita che ti medita, Natura stava quasi impazzendo, si diceva: “E quando mai ho
avuto la felice idea di inventarmi quel gioco? L’acqua, il vento, l’aria, il fuoco
(che mi porto dentro) mi stanno facendo morire! Ora so che non voglio morire!
Devo inventarmi qualcos’altro…”

“Eppure - si disse un giorno mentre stava esaurendo ogni desiderio passato e si stava
rassegnando – potrei…ma sì, perché non ci ho pensato prima! Potrei usare tutti gli
elementi a mia disposizione, vediamo, posso usare alcune foglie degli alberi,
alcuni frutti, i colori dei fiori…”

impostò a mo’ di ovaleggiante forma, alcuni frutti che non servivano (ancora a nessuno!)
e vi mise ai lati due belle foglie (a mo’ di ali diremmo oggi!) , vi passò sopra (ed anche sotto!)
a piccoli o grandi strati, a macchia di leopardo (che però ancora non esisteva!) ed un po’
a strisce, ed un po’ a gocce, i colori presi in prestito dai fiori, vi soffiò sopra (aveva già
sperimentato come il soffio provocasse movimento!) e le “ali” presero a svolazzarle
fra le montagne e si posavano sugli alberi, e lì come per miracolo (ma ancora non si sapeva
cosa fosse “miracolo”!) cominciavano a “cinguettare” (termine coniato molto tempo dopo!);
sembravano felici a da lì non si muovevano quasi più, e volando volando, beccando beccando
si “costruivano” il nido, senza però sapere cosa facevano naturalmente! Sul nido poi,
fra uno svolazzo e l’altro s’adagiavano per riposare, e…siccome all’epoca non
esisteva certo “la televisione”, ecco che invece di dormire o mangiare , scoprivano che
“beccandosi”, il giorno dopo si risvegliavano in tre o quattro o molti di più, là dove
il giorno prima avevano cercato di riposare in due! Mah…stranezze…forse Natura
non aveva mai capito quanto fosse strana e potente la sua capacità di “pensare”, boh!

Ma…in agguato c’era sempre quella fastidiosissima dolce e snervante “Noia”…
malinconia s’impossessava di Natura che capricciosa com’era (ma ancora niente
e nessuno lo sapeva!) e le saltava in mente di sognare di tornare al passato, ma
per quanto si sforzasse di meditare all’incontrario, non ci riusciva più…ahimè,
scopriva con un certo dispiacere (ancora non conosceva il vero dolore!) che era meglio
prima; il silenzio infatti le cullava la pigrizia innata.

Tra glu glu glu e fru fru fru e scii scii scii, ed ora anche cip cip cip e tra i vari bianco,
rosso, azzurro, verde, arancio, giallo, marrone, blunotte, ogni sfumatura d’ogni colore
inimmaginabile, che le stavano rovinando la “vista e la fantasia”…Natura ancora una volta
s’apprestò a “pensare” che forse era meglio prima! Ma ahimè, scopriva anche che
tornare indietro non si può, capì che “chi s’accontenta gode” e chi non s’accontenta resta
impigliato in una rete difficilmente espugnabile. Si dette della cretina finanche: “Ma come
ho potuto? Ho inventato le ali che ho donato a degli esserini che piccoli e fragili
come sono, pur mi stanno ammattendo con il loro cip cip cip; se le avessi “indossate” io
invece! Sarei stata in grado di volare libera e indisturbata…oh my God che sciocca sono?
E il glu glu glu dell’acqua, quando mai ho pensato di crearla dal momento che prima o
poi corroderà le mie montagne e lotterà col mio fuoco dal potere indiscusso ed ora ribelle?
Ahimè ahimè ahimè!


Quasi sfinita dal dolore (cominciava a conoscerne l’intensità ma ancora ce n’era da
sentire prima di poterlo definire dolore…in fondo il vero dolore glielo avrebbe procurato
l’ultima sua “invenzione” che ancora Essa stessa ignorava!) s’avvedeva delle macchie più
o meno intense, più o meno sporchevoli o corrosive: gli uccelli facevano i loro bisognini
senza ritegno, e questi colavano dritti sulla terra, macchiando i fiori (ma mettendo il
necessario concime per farne crescere di più belli, ed in seguito sarebbero sorti sullo
stesso terreno mille varietà di fiori e frutti sconosciuti fino allora!); l’acqua corrodeva
le rocce e infradiciava a tratti l’erba, se scorreva impietosa, distruggeva i frutti
precedentemente prodotti; il vento spezzava le fronde; le nubi ormai colme d’ogni sfizio
di Natura, rovesciavano di tutto e di più sulla terra, prima sempre pulita, ora un po’
fradicia, un po’ secca a causa del malumore di Natura.

A questo punto Natura cominciò a ribellarsi, senza aver coscienza però che Essa stessa
aveva creato tutto quello scompiglio, e perché poi? Per Noia, maledettissima Noia!
“Ma chi – si chiedeva Natura – l’ha creata”? e non si rendeva conto che era parte di sé
la Noia, come la staticità, come l’immota esistenza, come l’unicità, come… (ma questa
è considerazioni personale!)

Ebbene Natura s’accorgeva della sua tristezza, e non sapeva che ancora era niente…
ancora era bella, felice e irresponsabile…

 

Quella benedetta notte ( o maledetta! Ancora non poteva saperlo!) Natura…fra glu glu
glu, fru fru fru, scii scii scii, e cip cip cip, pur se un po’ infastidita, riuscì ad addormentarsi
e sognò. Sognò un qualcosa, dalla forma strana, sconosciuta, mai ideata prima; qualcosa
che la turbò e la mise profondamente a disagio; si disse quindi che doveva ad ogni costo
capire cosa fosse; nessun mistero doveva albergare in Essa, qualunque cosa fosse, doveva
impossessarsene. Era ad un livello d’ansia tale che tutto impazzava intorno:il fuoco
covava sotto la terra e questa tremava; l’acqua rumoreggiava oltre misura e sembrava
la voce cavernosa d’un mostro dalle innumerevoli teste ed altrettante bocche fameliche;
l’aria era scossa da terribile vento che tutto disfaceva; gli uccelli sembravano scomparsi,
per paura d’essere sommersi insieme a tutte le cose non “cip-pavano” più; i fiori
chinavano le corolle e tremolanti pensavano di voler scomparire: meglio darsi in pasto
al fuoco che covava sotto la terra, piuttosto che offrirsi a questo immane disastro che
incombeva su tutto; i colori s’erano spenti e tutto stava nel buio; era accaduto che anche
il Sole si nascondeva, qualcosa di soprannaturale lo aveva intimorito!
Tutto era scosso, tutto gridava con voce cavernosa ed ogni cosa pareva un mostro roboante.
Mai Natura aveva visto cose simili; fuoco contro acqua; uccelli contro vento e gelo; fiori
col capino nascosto ed i colori scippati…Natura non capiva, era stravolta…forse la quiete
precedente era stata soltanto un sogno.

Ma ora pensava: “Cos’è il sogno di stanotte? Cos’è quel mostro appena sognato…oppure
è questo di adesso un incubo…questo sfacelo, sì…adesso capisco, questo è l’incubo,
e quello invece è realtà, quello che mi sembrava un sogno è invece un’idea…quell’idea
che può salvarmi…un complice, sì! Ecco, ora capisco…quella forma strana, quella cosa
misteriosa alla quale mai avevo pensato! Ma ora sì, ora so cosa devo fare…devo provarci
subito, è la cosa che mi salverà e porrà fine a tutte le mie incertezze, alla Noia, alla Solitudine,
mi porterà alla Quiete!

Presto, nel caos totale, s’appressò a raccogliere in una conca già melmosa, un po’ di terra,
vi mise dell’acqua, vi aggiunse l’aria indispensabile e soprattutto del fuoco che estrasse
dal suo intimo, molto fuoco poiché ne aveva tanto; intanto che rimestava l’intruglio,
come avrebbero fatto le streghe dopo millenni, s’accorse che la terra tremava meno ora;
l’acqua si stava placando e si rimetteva nei propri letti; l’aria era meno svolazzante; il fuoco
dentro sé bruciava meno; e qualche cip, qualche fru, qualche glu, qualche scii…ogni tanto
arrivava a rimodellare il tutto come prima, quando le appariva noioso e invece era armonico
(ma si sa, Natura non è mai contenta!)

E rimestava rimestava, poco per volta tutto tornava alla “normalità” ma per qualche misterioso “problema” (ancora Essa non aveva scoperto il “problema”) quello che rimestava non portava a nulla…e rimesta che ti rimesta…poco a poco s’annoiò, lasciò tutto com’era (tanto – pensava -
ogni cosa s’è acquietata, ed io mi sono agitata per nulla!)

S’addormentò placidamente dunque, e fra un glu glu glu, un fru fru fru, un scii scii scii, un cip
cip cip, finalmente soddisfatta poiché capiva che in fondo meglio un glu glu glu, un fru fru fru,
un scii scii scii ed un cip cip cip, che quello sfacelo provato poco prima.

Si svegliò Natura il giorno seguente, fra il Sole sfolgorante più che mai, l’acqua gorgogliante
più che mai, la terra rigogliosa più che mai, il fuoco scoppiettante più che mai, l’aria serena
più che mai…e tutto era pacificato. “Ma dunque – pensò – tutto è stato solo un incubo”?
Voltò lo sguardo a controllare che ogni cosa fosse al suo posto, e d’improvviso “sentì”
uno strano silenzio; un misterioso silenzio s’impadroniva all’improvviso del tutto e Natura
pensò d’aver ancora una volta sognato, tutto era immoto come nel passato; d’improvviso nessun
glu glu glu, nessun fru fru fru, nessun scii scii scii, nessun cip cip cip, niente di niente…
e la nostalgia s’impadroniva di Natura fino a stritolarle l’anima!
Sgranò i suoi occhi delusi e non vide più nulla…seguì l’istinto e notò allora una cosa
strana: là dove prima c’era tutto quel glu fru scii cip, ora c’era una figura mai vista prima,
una figura antropomorfa (ma questo termine lo avrebbe appreso dopo molto tempo!)
Questa figura era imponente, pareva immota, invece si muoveva con una rapidità
talmente intensa che Natura non riusciva a scorgere. Misteriosamente ogni cosa era scomparsa
sotto l’agilissimo e semplicissimo gesto di quella strana figura che a Natura sfuggiva, ma che
aveva sottoposto in un solo istante a dura prova ogni elemento di Natura…

Sono passati gli attimi (leggete millenni se volete!), ora Natura è malata; sul suo letto
vagheggia l’intimo desiderio di tornare al passato, quando sana e colorata, sentiva la Noia
opprimerle il cuore; ora si rende conto che nell’immobilità stava il sereno e nel desiderio
la follia, ed ora è troppo tardi per tornare indietro; deve accettare la cruda realtà e cercare
di sopravvivere al suo sfacelo, anche se questo le arrecherà infinito dolore (ora sa cos’è!).
Potrà soltanto, stare a guardare l’imponderabile, e la saggezza sfiorata e mai posseduta
per sua stessa incuria, resterà solo un tormento ed un vagheggiato mistero irrisolto.

Qui finisce  Natura e qui nasce Uomo che, in possesso d’una saggezza tutta propria
d’un ideale fatto di carta, illusione e prepotenza, così viola ogni legge di Natura e colpisce
la stessa con una nuova ferita mortale ogni attimo che passa.
Nessun tormento possiede Uomo, nessuna legge può regolare l’immenso e mobile
terreno in cui Uomo esprime il suo respiro, ed ogni cosa intorno a lui spegne il proprio.
Ogni cosa violata, tace e muore.
 
 
 

postato da: Ultimasirena alle ore 22:34 | Permalink | commenti (11)
categoria:natura e uomo